3 ago 2026 · Immagine
Norcia, dieci anni di ponteggi
Ho ritrovato una foto del 3 giugno 2016. Piazza San Benedetto, cielo coperto, noi fermi a guardare il telefono davanti alla facciata. Cinque mesi dopo quella facciata era l'unica cosa rimasta in piedi.
Ho rimesso in fila tutto quello che ho fotografato a Norcia da allora — 2018, 2019, 2020, 2025, l'estate scorsa — e viene fuori un time-lapse involontario lungo dieci anni.
Una precisazione, perché a Norcia ci si confonde: il Duomo vero è la Concattedrale di Santa Maria Argentea, poco più in là. Quella che tutti chiamano «il duomo» e che tutti fotografano è la Basilica di San Benedetto, sulla piazza. È di lei che parlano quasi tutte queste foto — e alla fine c'è anche il Duomo, che ha una storia più lenta.
Prima
Il 3 giugno 2016 la basilica era aperta e funzionava. Dentro c'era la messa dei monaci benedettini, il coro nero delle cocolle davanti all'abside, la gente in piedi nei banchi. Sulla bacheca all'ingresso, il cartello con gli orari: mattutino alle 4:00, lodi alle 6:00, compieta alle 19:45. Una giornata qualsiasi.
Sulla destra, in una navata, si vede già un ponteggio con un telo grigio: c'era un restauro in corso. Piccole manutenzioni, la roba ordinaria di una chiesa del Trecento.
Il 30 ottobre 2016
Il 24 agosto la scossa di Amatrice aveva già lesionato mezza Valnerina. Il 30 ottobre, alle 7:40, la scossa di magnitudo 6.5 con epicentro tra Norcia e Preci — la più forte in Italia dal 1980 — ha fatto crollare oltre l'80% della basilica. Il campanile è caduto sulla chiesa. Di tutto l'edificio sono rimasti in piedi la facciata gotica e pochi frammenti di muratura.
Nessuno è morto sotto le macerie: la città era già stata evacuata dopo agosto. È l'unica cosa buona di questa storia.
2018 — la città fasciata
Due anni dopo, Norcia è un paese dentro un'armatura. Ponteggi che corrono lungo le mura, puntelli, transenne, tavole di compensato a chiudere i vicoli. Il corso è stato riaperto e ci cammina la gente, ma lo si attraversa passando sotto i tubi Innocenti. Sulla recinzione, i cartelli delle attività delocalizzate: l'elenco dei bar, dei ristoranti, delle norcinerie che hanno riaperto altrove, fuori dalle mura, nel Centro Fiere.
Nelle foto del 2020 c'è anche uno striscione appeso a un edificio chiuso, con su scritto di sbloccare la ricostruzione. Quattro anni dopo il terremoto, in piazza si discuteva ancora di quello.
2020 — le gru
Nel 2020 la piazza è un cantiere vero. Due gru a torre incrociate sopra la basilica, la facciata tenuta in piedi da una selva di tubi che la fascia da dietro come un esoscheletro, il campanile avvolto in una rete. Sulla facciata, la scritta: «Bellezza Umanità Verità».
Le foto di quell'anno sono quelle che fanno più impressione. Da dietro la recinzione si vede il vuoto: il timpano superstite che regge il nulla, i muri d'ambito aperti in sezione, una volta absidale rimasta appesa a mezz'aria con l'intonaco ancora attaccato. Una chiesa vista come un disegno tecnico.
Come l'hanno rifatta
I soldi sono arrivati con l'Ordinanza Speciale n. 8 del 16 maggio 2021: circa 15 milioni di euro, messi dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016, dalla Regione Umbria (fondi POR-FESR 2014-2020) e da Eni. Il cantiere è partito il 16 dicembre 2021.
Il criterio è stato «com'era e dov'era», applicato con un metodo preciso: anastilosi filologica. In pratica, le macerie non sono state buttate. Ogni pietra e ogni frammento sono stati recuperati dal cumulo, catalogati uno per uno e ricollocati al loro posto — muratura tradizionale in mattoni per i muri e le cornici, ma con connessioni strutturali in acciaio e materiali compositi ad alta resistenza annegate dentro, per portare la chiesa agli standard sismici di oggi.
Non è un rifacimento in finto antico e non è nemmeno un restauro conservativo: è un edificio nuovo fatto con le pietre di quello vecchio, rimesse dove stavano. Il progetto è di un raggruppamento guidato da Comes Studio Associato con Studio Berlucchi, il restauratore P. Pastorello, G.M. Engineering e lo Studio Massimo Iarussi.
Luglio 2025 — finita ma chiusa
L'estate scorsa la basilica era lì, intera. Rosone al suo posto, i pinnacoli sul timpano, il tetto nuovo, il campanile in piedi. E davanti, ancora, la recinzione di cantiere — quella dipinta a colori con i disegni dei bambini e la scritta «Il futuro è il nostro tempo». Si poteva guardare, non entrare.
Mancavano tre mesi.
30 e 31 ottobre 2025
La basilica è stata riaperta il 30 e 31 ottobre 2025: nove anni esatti, giorno per giorno, dalla scossa che l'aveva buttata giù. Il 31 l'arcivescovo Renato Boccardo l'ha dedicata, restituendola al culto.
Luglio 2026 — dentro
Quest'anno ci siamo tornati e siamo entrati.
La facciata è libera, senza un tubo, e il portale è aperto. Dentro, la navata è finita: banchi nuovi in fila, gli altari laterali con le colonne blu rimontati, il soffitto a cassettoni, e in fondo il catino absidale con il suo oculo — lo stesso identico che avevo fotografato nel 2016, ricostruito nervatura per nervatura. Sopra l'arco absidale, dove nel 2016 c'erano le lunette dipinte, adesso c'è l'intonaco liscio. Non tutto è tornato.
Sulla parete di sinistra, in una nicchia ad arco, un affresco recuperato: una Madonna in trono col Bambino tra angeli, il fondo oro, e in basso, in gotico, la data — mccclxxvi. Milletrecentosettantasei. Ha attraversato il crollo ed è ancora lì.
Fuori, il Portico delle Misure è tornato agibile: le arcate bianche, il soffitto a travi di legno nuovo, e lungo il muro i blocchi di pietra con le cavità che servivano a misurare i cereali al mercato. Ci passa la gente, come prima.
E il Duomo?
Sul lato della piazza, in una delle foto di quest'anno, si vede il braccio di una gru e dei muri ancora in costruzione, mattoni a vista e reti di cantiere.
Quello è il Duomo — la Concattedrale di Santa Maria Argentea. Nel 2016 le è crollata la copertura, si è ribaltata la sommità della facciata, sono saltati i conci del rivestimento. Il cantiere è stato aperto molto più tardi, il 7 settembre 2024, quando l'arcivescovo ha consegnato simbolicamente le chiavi all'impresa: 7,4 milioni di euro dal fondo sisma 2016, 600 giorni di lavori previsti, consegna annunciata per l'estate 2026.
Cioè adesso.
Dieci anni per una chiesa. Detto così sembra tantissimo, e per chi ci vive lo è stato. Ma la cosa che mi resta guardando le foto in fila non è la lentezza: è che la facciata del 2016 e la facciata del 2026 sono la stessa facciata, e in mezzo c'è stato un momento in cui dietro non c'era assolutamente niente.
Fonti: Ufficio del Soprintendente Speciale Sisma 2016, Ingenio, Archidiocesi di Spoleto-Norcia, sisma2016.gov.it, Il Giornale dell'Arte.