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9 ago 2026 · Immagine

Bishkek, giorno uno: atterrati all'alba dentro il Novecento

La piazza Ala-Too vista da est: la colonna con Manas a cavallo, le fontane, la Filarmonica sulla sinistra e le gru dei cantieri sullo sfondo
La piazza Ala-Too vista da est: la colonna con Manas a cavallo, le fontane, la Filarmonica sulla sinistra e le gru dei cantieri sullo sfondo

Il volo Istanbul Bishkek fa la sua parte da manuale: parti che è pomeriggio sul Bosforo, dormicchi male sopra il Caspio e ti ritrovi in Kirghizistan all'alba, con l'aria ancora fredda e il cielo che si apre piano dietro le montagne. Timbro sul passaporto, quaranta minuti di trasferimento, pioppi in fila lungo tutta la strada. Non abbiamo dormito e non ce ne è importato niente.

Poi si è alzato il sole e sono arrivati i trentasette gradi. Detta così sembra una condanna, invece non è come da noi: è un caldo asciutto che non appiccica e non toglie il fiato. Cammini tutto il giorno, bevi il doppio, ti asciughi in trenta secondi.

Prima cosa, il bazar

All'Osh Bazar ci si va subito, perché è il modo più veloce per capire dove sei atterrato. Capannoni lunghi come hangar, banchi a perdita d'occhio, montagne di albicocche secche e noci e uvetta e spezie sistemate a quadretti come una tavolozza. Il tè sfuso sta nei cesti di vimini, si vende a peso e profuma di fieno e di menta.

C'è il nan, il pane tondo, stampato al centro con un timbro di legno e impilato a torri: venticinque som, meno di trenta centesimi. E c'è il kurut, palline bianche di formaggio essiccato che qui si sgranocchiano come noi le patatine. Salatissimo. Acidissimo. Dicono i locali, da provare almeno una volta… ma io colcazzo™️ che ci provo!

In fondo, il reparto colbacchi, una una volpe intera che ti guarda dritto negli occhi. E pensa dove stai infilando la testa? Ma poi, comprare un cappello di pelliccia a trentasette gradi sembra una follia. Se consideri che qui a gennaio si va a meno venti, la follia diventa lungimiranza.

La capitale che sembra un plastico sovietico

Bishkek è giovane, squadrata e larghissima. Si è chiamata Frunze fino al 1991 e la pianta resta quella: viali dritti il doppio del necessario, pioppi in ordine militare, marmo bianco ovunque e canaletti d'acqua che corrono lungo i marciapiedi per tenere fresca la città. Funziona ancora.

Sulla piazza Ala-Too c'è tutto in fila. Il pennone gigante con la bandiera rossa e il sole a quaranta raggi. Il cambio della guardia a ore alterne, tre ragazzi in camicia bianca che marciano a passo dell'oca con una serietà da premio. Manas, l'eroe dell'epopea nazionale, a cavallo in cima alla colonna dal 2011, dove prima c'era una statua della Libertà, dove prima ancora c'era Lenin.

Lenin però non è sparito. Lo hanno solo spostato dietro al Museo Nazionale di Storia, un cubo di marmo che sembra un frigorifero monumentale, e da lì continua a indicare l'orizzonte con il braccio teso mentre la gente passa senza alzare la testa. Uno dei pochissimi rimasti in piedi in una capitale dell'Asia centrale, e nessuno ci fa più caso.

Qui il passato non lo demoliscono. Lo parcheggiano dietro l'angolo.

Il resto della giornata è un catalogo: la Casa Bianca del parlamento con le sue nervature di marmo, il cinema Ala-Too giallino a semicerchio con i pannelli dipinti sulla facciata, il vernissage all'aperto dove un signore vende ritratti a olio di Lenin e di Stalin appoggiati al muro, i calzini con la falce e martello a fianco di quelli con le yurte. Poi la Piazza della Vittoria, tre archi di granito che da lontano sembrano un'astronave e da vicino sono i pali di una yurta grande come un palazzo.

A sera si sono messe le nuvole grosse sopra la catena del Kirghizistan, che da qui si vede in fondo a ogni strada come un fondale che nessuno ha tolto. Domani si molla la città: torre di Burana e poi giù verso l'Issyk Kul.

Il piano completo, tappa per tappa, è nell'itinerario kirghiso.

Una navata dell'Osh Bazar: banchi lunghissimi coperti di frutta secca, noci e spezie sotto il tetto di lamiera
Una navata dell'Osh Bazar: banchi lunghissimi coperti di frutta secca, noci e spezie sotto il tetto di lamiera
Il banco del pane al bazar: nan tondi stampati col timbro di legno, impilati a torri, con i cartelli dei prezzi da 25 a 60 som
Il banco del pane al bazar: nan tondi stampati col timbro di legno, impilati a torri, con i cartelli dei prezzi da 25 a 60 som
Cesti di vimini pieni di tè sfuso ed erbe essiccate, con i coperchi decorati appoggiati di taglio
Cesti di vimini pieni di tè sfuso ed erbe essiccate, con i coperchi decorati appoggiati di taglio
Il reparto colbacchi: cappelli di pelliccia appesi in fila e una volpe intera con la testa rivolta verso il basso
Il reparto colbacchi: cappelli di pelliccia appesi in fila e una volpe intera con la testa rivolta verso il basso
La Casa Bianca, sede del parlamento kirghiso: marmo bianco a nervature verticali, sette piani di finestre quadrate, alberi davanti all'ingresso
La Casa Bianca, sede del parlamento kirghiso: marmo bianco a nervature verticali, sette piani di finestre quadrate, alberi davanti all'ingresso
Il cambio della guardia sulla piazza Ala-Too: tre militari in camicia bianca marciano a passo dell'oca sul lastricato
Il cambio della guardia sulla piazza Ala-Too: tre militari in camicia bianca marciano a passo dell'oca sul lastricato
La statua di Lenin col braccio teso, spostata dietro al Museo Nazionale di Storia, con la bandiera kirghisa sulla destra
La statua di Lenin col braccio teso, spostata dietro al Museo Nazionale di Storia, con la bandiera kirghisa sulla destra
Il cinema Ala-Too: facciata a semicerchio color sabbia, scritta in cirillico rossa e gialla sul tetto e pannelli dipinti fra le colonne
Il cinema Ala-Too: facciata a semicerchio color sabbia, scritta in cirillico rossa e gialla sul tetto e pannelli dipinti fra le colonne
Il Monumento alla Vittoria: tre archi di granito a forma di pali di yurta in mezzo al prato, con le montagne all'orizzonte
Il Monumento alla Vittoria: tre archi di granito a forma di pali di yurta in mezzo al prato, con le montagne all'orizzonte