Roma, giorno 2. Dalla Piramide al Celio, con la pizza sul prato

Domenica. Stavolta niente metro. Prima fermata all'EUR, da Pizza Gegè in Viale dell'Aeronautica, a ritirare le pizze per il pranzo; poi in macchina su per la Cristoforo Colombo, che dall'EUR punta dritta verso il centro. La macchina è rimasta dove la Colombo passa sotto le Mura Aureliane, e da lì siamo andati a piedi fino alla Piramide.


La Piramide e Porta San Paolo
La Piramide Cestia è una tomba: quella di Caio Cestio, magistrato romano che verso il 12 a.C. si fece seppellire all'egiziana, perché dopo la conquista dell'Egitto si usava così. Sono trentasei metri di marmo bianco, e si sono salvati perché due secoli e mezzo dopo Aureliano la murò dentro le sue mura, come un pezzo di bastione. Noi le abbiamo reso omaggio a modo nostro, con le braccia a triangolo.
Accanto c'è Porta San Paolo, l'antica Porta Ostiense, con le due torri merlate da cui partiva la strada per Ostia. Nel Cimitero Acattolico, lì dietro, non siamo entrati: erano le dodici e quaranta, e la domenica chiude all'una.

Sull'Aventino
Poi su per la salita più ripida della giornata, fino in cima all'Aventino, il colle delle ville, dei giardini e dei conventi. In Piazza dei Cavalieri di Malta, la piazzetta disegnata da Piranesi, c'è Sant'Anselmo, la chiesa dei benedettini: neoromanico di fine Ottocento, il quadriportico con la fontana davanti, e dentro le colonne di granito e l'abside d'oro.


Sant'Alessio, e San Pietro in fondo al giardino
Due passi più in là c'è Sant'Alessio, la chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio, con il cortile davanti alla facciata e il campanile romanico che sbuca dietro. La leggenda è quella di Alessio, figlio di un patrizio romano, che tornò a casa dopo anni di pellegrinaggio e visse da mendicante sotto la scala del padre, senza farsi riconoscere. Quella scala, dentro, la conservano ancora.


Ma la scoperta è stata il giardino accanto alla chiesa: una terrazza con i vasi, i tavolini di ferro battuto e, in fondo, sopra i tetti, la cupola di San Pietro. È la foto in cima a questo post.
Santa Sabina e gli aranci
Poi Santa Sabina, che è il contrario di Sant'Alessio: una basilica del V secolo quasi spoglia, con ventiquattro colonne corinzie di recupero, il pavimento di marmi e la luce che entra dalle finestre alte. Il portone di legno di cipresso è antico quanto la chiesa, e fra i suoi pannelli intagliati c'è una delle Crocifissioni più antiche che si conoscano.


Accanto c'è il Giardino degli Aranci: aranci amari, pini, e dal belvedere il Tevere, Trastevere e di nuovo la cupola, stavolta più lontana. All'una e mezza c'era il sole pieno, e un cielo che ieri mattina, sotto la pioggia, non avremmo osato chiedere.


Il Circo Massimo
Scesi dall'Aventino, si arriva nella valle del Circo Massimo: seicento metri di pista per le corse dei carri, che oggi sono un ovale di terra e d'erba con una pozza d'acqua in mezzo. Sul lato opposto, in alto sul Palatino, ci sono i resti dei palazzi imperiali.


Sul Celio
Poi su per Via di San Gregorio fino al Parco del Celio, dove fra i pini e i cipressi spunta il Colosseo, quello da cui ieri era cominciato tutto. Nel prato dietro ci sono file di frammenti di marmo, capitelli, basi e pezzi di cornice, allineati come in un magazzino all'aperto.


La pizza a Villa Celimontana
E poi il pranzo. Le pizze di Gegè viaggiavano con noi da stamattina, nei cartoni, e le abbiamo aperte sul prato di Villa Celimontana, l'antica villa dei Mattei diventata parco pubblico, fra i pini e l'obelisco egizio che i Mattei misero in giardino. Quasi un'ora all'ombra, senza fretta.
All'uscita, in Piazza della Navicella, c'è la fontana con la barca di marmo: la copia di un ex voto romano, fatta fare da papa Leone X nel Cinquecento, davanti al portico di Santa Maria in Domnica.


Il ritorno, sotto le mura
Per tornare alla macchina siamo scesi verso le Terme di Caracalla, fino alle mura. Lì c'è il Bastione del Sangallo, il baluardo che Antonio da Sangallo il Giovane costruì per Paolo III dopo il Sacco di Roma, e subito dopo i fornici della Colombo: gli archi aperti nelle mura per far passare la Via Imperiale, la strada nuova verso l'E42, cioè verso l'EUR. Che era proprio dove dovevamo tornare.


Ultima foto sotto gli archi, poi giù per la Colombo fino a casa. In due giorni abbiamo visto ventitré posti e fatto diciassette chilometri a piedi. Il baccalà del Filettaro, il Corso e Piazza del Popolo restano in sospeso.
La giornata sulla mappa
Otto tappe e più di sette chilometri a piedi, con la Colombo in macchina all'andata e al ritorno. Tocca un numero per vedere dov'eravamo.


