Anterselva, a pranzo da Manuel

Domenica di sole, la seconda di fila. Dopo i larici e i laghi di ieri, oggi un programma più corto e più goloso: mezzo lago di Anterselva a piedi, e in fondo, ad aspettarci, un tavolo all'Enzianhütte. Ci eravamo stati ad agosto, e ci troviamo come a casa. Oggi si andava a pranzo da Manuel.
Mezzo giro, ma quello buono
Il giro completo del lago sono tre chilometri piatti, ma la metà che conta è la sponda nord: il sentiero corre alto fra larici e abeti, e a ogni apertura del bosco il lago è lì sotto, di un verde che sembra finto. Abbiamo fatto quella, andata e ritorno, e lasciato perdere l'altra.







Mezz'ora abbondante per meno di due chilometri: con un lago così non si riesce a camminare di più fra una foto e l'altra.


Da Manuel
In fondo al lago, appena oltre la strada, la casa di legno con le creste chiare della valle alle spalle.



Manuel ci ha accolti come si accoglie chi torna a casa: il tavolo al sole, due chiacchiere, i consigli su cosa c'è di buono oggi in cucina. È questo, ormai, il bello dell'Enzianhütte: dall'estate a oggi un rifugio dove si mangiava benissimo è diventato il posto di un amico dove si mangia benissimo. Accanto al menù, il cartello dei piatti del giorno, in una vecchia cornice, porta un titolo che dice già tutto: Mit Liebe gemacht, fatto con amore.

Schlutzkrapfen e ravioli
Si comincia con i classici, ma fatti come si deve. Gli Schlutzkrapfen sono le mezzelune della Pusteria: pasta sottile con un po' di segale, ripiene di ricotta di latte intero e spinaci, con formaggio grattugiato, erba cipollina e burro nocciola. Il burro si sente, il ripieno è morbido e leggero, la pasta tiene. Il piatto che, da queste parti, ti dice subito se la cucina sa il fatto suo.

Poi i ravioli montanari, fatti a mano e ripieni di fonduta di formaggio, con cavolfiore, noci tritate, e il crescione sopra. Dolce e salato, morbido e croccante: un piatto da rifugio pensato come in un ristorante, che era poi quello che ci aveva conquistati ad agosto.


Il battuto e l'insalata dell'orto
Il battuto di carne locale, tagliato al coltello e coperto di erbe e germogli, con il pane tostato e una ciotolina di burro alle erbe. Una carne buona, trattata con rispetto: il condimento l'accompagna e non la copre.

E l'insalata, che di solito è il contorno di cui ci si dimentica e qui è stata la sorpresa: foglie, germogli ed erbe che crescono loro, fragole, ravanelli, verdure grigliate, e il condimento a parte, in un vasetto. Fresca, profumata, colorata come un prato a giugno.


Le frittelle di mele
Per finire gli Apfelküchlein, le frittelle di mele: anelli di mela in pastella, fritti al momento, passati nello zucchero alla cannella, con la salsa alla vaniglia fatta in casa e qualche fragola. Ad agosto era stato lo strudel, oggi le frittelle, e il livello è lo stesso.

Siamo rimasti quasi due ore, fra un piatto e una chiacchiera con Manuel, con la calma di chi non ha nessun altro posto dove andare. Alla fine la foto di rito davanti alla casa, e la promessa di tornare prima che arrivi la neve.

Il ritorno
Si torna per la stessa sponda, con la digestione che chiede di camminare piano e il lago che, con la luce del pomeriggio, ha cambiato colore. Prima sosta sulla terrazza di legno del Platzl am See, sospesa sull'acqua.





E prima di andare, i daini del recinto vicino alla riva: un cerbiatto ancora a macchie e un maschio tutto bianco, che ci ha guardati come si guarda chi ha mangiato troppo.


Il giro sulla mappa
La sponda nord all'andata e al ritorno, il rifugio in fondo. Tocca un numero per vedere dov'eravamo.


