13 ago 2026 · Immagine
Un giorno in tre tempi: Jeti-Ögüz, Barskoon e la Fiaba

Ci sono giornate che entrano in un post. Questa no.
Siamo partiti col sole e siamo saliti a piedi fino a una cascata che si chiama «le trecce della fanciulla»; abbiamo pranzato su una terrazza di legno appesa sopra sette tori di arenaria rossa; ci siamo presi un diluvio in testa davanti a Jurij Gagarin, rinunciando alla seconda scalata; e siamo finiti dentro un canyon che si chiama «Fiaba» con il sole basso che ne accendeva le creste. Poi il tramonto sul lago. Tutto oggi, tutto il 13 agosto.
Raccontarla di fila in una pagina sola sarebbe stato un torto a tutte e tre le parti. Quindi la giornata si legge in tre tempi: qui sotto ci sono le tre porte, ognuna con le sue foto.
Coda: il sole che cade nel lago
Il finale non l'avevamo previsto. Si arriva all'Ak-Sai Travel «Oimo Tash» Yurt Camp, sulla riva sud dell'Issyk-Kul, con l'idea di una branda e di una notte spartana, e invece ci consegnano una yurta con il letto vero, i tappeti buoni, la cupola di legno dipinta e la corrente che funziona. Extra lusso, versione nomade.


Il campo sta su un poggio di sabbia a un centinaio di metri dall'acqua, con le yurte bianche allineate verso il lago. Alle sette e mezza la luce ha cominciato a fare quella cosa che fa qui: prima arancione, poi rosa, poi tutta insieme sull'acqua.

Sulla spiaggia c'è una panchina, una sola, messa esattamente dove serve. Ci siamo seduti lì e per venti minuti non abbiamo fatto assolutamente niente — che dopo undici ore di giornata è la cosa più lussuosa dell'elenco.


Poi cena nella yurta grande, tutti insieme, con l'aria di chi ha fatto tre giorni in uno e lo sa.



