L'Albergo dei Poveri, e poi su in funicolare

Una delle gallerie dell'Albergo dei Poveri: il pavimento a scacchi, le statue dei benefattori lungo le pareti e, in fondo, la cappella.
Una delle gallerie dell'Albergo dei Poveri: il pavimento a scacchi, le statue dei benefattori lungo le pareti e, in fondo, la cappella.

Domenica, secondo giorno a Genova. Ieri cinque palazzi dei Rolli in sei ore; oggi un programma più largo: un palazzo che è grande come un quartiere, una funicolare e un pranzo in cima alla città.

Dalla terrazza

Sveglia con vista: dalla terrazza, alle otto, i tetti di Genova uno dopo l'altro, gli abbaini, le torrette, e un cielo che non sapeva ancora se mettersi al bello.

Le otto del mattino, dalla terrazza: tetti, abbaini e il cielo che non ha ancora deciso.
Le otto del mattino, dalla terrazza: tetti, abbaini e il cielo che non ha ancora deciso.
Buongiorno da quassù.
Buongiorno da quassù.

Poi colazione da Tagliafico, che è una di quelle pasticcerie dove la vetrina fa metà del lavoro.

Colazione da Tagliafico: tè, cappuccino e due brioche, una alle mandorle.
Colazione da Tagliafico: tè, cappuccino e due brioche, una alle mandorle.
La vetrina, da cui è difficile staccare gli occhi.
La vetrina, da cui è difficile staccare gli occhi.

L'Albergo dei Poveri

La mattina era tutta per l'Albergo dei Poveri, su a Carbonara. Lo volle Emanuele Brignole a metà del Seicento per raccogliere i poveri della città sotto un tetto solo, e lo pensò in grande: gallerie lunghissime, cortili, una chiesa nel mezzo. Oggi ci studiano gli universitari, ma le gallerie sono rimaste quelle, con il pavimento a scacchi e, lungo le pareti, le statue dei benefattori che pagarono l'impresa.

Una delle gallerie dell'Albergo dei Poveri: il pavimento a scacchi, le statue dei benefattori lungo le pareti e, in fondo, la cappella.
Una delle gallerie dell'Albergo dei Poveri: il pavimento a scacchi, le statue dei benefattori lungo le pareti e, in fondo, la cappella.
Sotto i portici, i benefattori in marmo, ognuno sul suo piedistallo.
Sotto i portici, i benefattori in marmo, ognuno sul suo piedistallo.

Ognuno ha il suo piedistallo e la sua lapide in latino. Antonio Giulio Brignole Sale, per esempio, fu senatore e ambasciatore presso il re di Spagna, e poi lasciò tutto per farsi gesuita: la lapide dice che preferì predicare nelle chiese piuttosto che parlare nelle corti.

Antonio Giulio Brignole Sale: senatore, ambasciatore presso il re di Spagna, e poi gesuita. Sotto, l'incisione dell'Albergo com'era.
Antonio Giulio Brignole Sale: senatore, ambasciatore presso il re di Spagna, e poi gesuita. Sotto, l'incisione dell'Albergo com'era.
Un'altra galleria, lunga e luminosa, con i suoi scacchi bianchi e grigi.
Un'altra galleria, lunga e luminosa, con i suoi scacchi bianchi e grigi.

Al centro c'è la chiesa, e sull'altare maggiore la ragione per cui molti salgono fin quassù: l'Immacolata di Pierre Puget, lo scultore francese che a Genova lavorò per anni, che si alza leggera fra le nuvole e gli angeli.

La chiesa, al centro dell'edificio: la navata e l'altare in fondo.
La chiesa, al centro dell'edificio: la navata e l'altare in fondo.
L'altare maggiore, con l'Immacolata di Pierre Puget che si alza fra gli angeli.
L'altare maggiore, con l'Immacolata di Pierre Puget che si alza fra gli angeli.

Tutto intorno, l'Albergo continua a ricordare chi l'ha aiutato, anche molto dopo: c'è la Corsia Risso, intitolata a un industriale morto nel 1914, «probo e munifico cittadino», con il suo medaglione e i baffi d'ordinanza.

La Corsia Risso, intitolata a Giuseppe Luigi Risso, «industriale», «probo e munifico cittadino».
La Corsia Risso, intitolata a Giuseppe Luigi Risso, «industriale», «probo e munifico cittadino».

E poi quadri dappertutto: un'Ultima Cena grande come una parete, tele del Seicento, sale con gli armadi di legno scuro.

Un'Ultima Cena grande come la parete.
Un'Ultima Cena grande come la parete.
Una delle tele dell'Albergo: una donna, un gentiluomo, un cane e tutta la frutta del mondo.
Una delle tele dell'Albergo: una donna, un gentiluomo, un cane e tutta la frutta del mondo.
Una sala con gli armadi di legno scuro, il tavolo verde e il finestrone ad arco.
Una sala con gli armadi di legno scuro, il tavolo verde e il finestrone ad arco.
Uno dei cortili interni, col prato e la cupola della chiesa che spunta sopra i tetti.
Uno dei cortili interni, col prato e la cupola della chiesa che spunta sopra i tetti.

Usciti, ci siamo voltati a guardarlo dal fondo del viale: da qui si capisce quanto è grande.

Usciti, ci siamo voltati: la facciata dell'Albergo in fondo al viale, fra i lecci.
Usciti, ci siamo voltati: la facciata dell'Albergo in fondo al viale, fra i lecci.

Giù al Portello

Poi giù in città, fino alla Galleria Garibaldi, e in un palazzo lì vicino, aperto per i Rolli, una loggia di colonne binate con gli affreschi fin sotto le volte.

Giù in città: la Galleria Giuseppe Garibaldi, al Portello.
Giù in città: la Galleria Giuseppe Garibaldi, al Portello.
La loggia di un palazzo aperto per i Rolli: colonne binate e affreschi fin sotto le volte.
La loggia di un palazzo aperto per i Rolli: colonne binate e affreschi fin sotto le volte.
E sopra la testa, la volta tutta dipinta.
E sopra la testa, la volta tutta dipinta.

In funicolare, fino al Righi

A mezzogiorno passato, in funicolare: la Zecca–Righi parte da Largo della Zecca e si arrampica sulla collina fino al Righi, fra le case e le gallerie. Dieci minuti e Genova è tutta sotto.

In funicolare verso il Righi, tutti seduti sui gradini.
In funicolare verso il Righi, tutti seduti sui gradini.

Lassù, il pranzo al Montallegro, tutti insieme. Cosa c'era in tavola sta nell'appendice, qui sotto.

La tavolata del Montallegro, con la prima teglia già in tavola.
La tavolata del Montallegro, con la prima teglia già in tavola.

Appendice

Cosa abbiamo mangiato al Montallegro, sopra la funicolare

Il Montallegro sta in cima, appena sopra l'arrivo della funicolare del Righi, con le finestre che guardano giù sulla città. Siamo arrivati in cinque, affamati dopo una mattina di gallerie.

  • Farinata, la prima cosa arrivata in tavola: ceci, olio e forno a legna, i bordi bruciacchiati e il cuore morbido. Servita in teglia, tagliata con la paletta, finita in un attimo.
  • Focaccia col formaggio, sottile, sul suo piedistallo di legno in mezzo al tavolo.
La farinata: bordi bruciacchiati, dentro morbida. La paletta è servita poco.
La farinata: bordi bruciacchiati, dentro morbida. La paletta è servita poco.
L'ultimo pezzo, conteso.
L'ultimo pezzo, conteso.

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