L'Albergo dei Poveri, e poi su in funicolare

Domenica, secondo giorno a Genova. Ieri cinque palazzi dei Rolli in sei ore; oggi un programma più largo: un palazzo che è grande come un quartiere, una funicolare e un pranzo in cima alla città.
Dalla terrazza
Sveglia con vista: dalla terrazza, alle otto, i tetti di Genova uno dopo l'altro, gli abbaini, le torrette, e un cielo che non sapeva ancora se mettersi al bello.


Poi colazione da Tagliafico, che è una di quelle pasticcerie dove la vetrina fa metà del lavoro.


L'Albergo dei Poveri
La mattina era tutta per l'Albergo dei Poveri, su a Carbonara. Lo volle Emanuele Brignole a metà del Seicento per raccogliere i poveri della città sotto un tetto solo, e lo pensò in grande: gallerie lunghissime, cortili, una chiesa nel mezzo. Oggi ci studiano gli universitari, ma le gallerie sono rimaste quelle, con il pavimento a scacchi e, lungo le pareti, le statue dei benefattori che pagarono l'impresa.


Ognuno ha il suo piedistallo e la sua lapide in latino. Antonio Giulio Brignole Sale, per esempio, fu senatore e ambasciatore presso il re di Spagna, e poi lasciò tutto per farsi gesuita: la lapide dice che preferì predicare nelle chiese piuttosto che parlare nelle corti.


Al centro c'è la chiesa, e sull'altare maggiore la ragione per cui molti salgono fin quassù: l'Immacolata di Pierre Puget, lo scultore francese che a Genova lavorò per anni, che si alza leggera fra le nuvole e gli angeli.


Tutto intorno, l'Albergo continua a ricordare chi l'ha aiutato, anche molto dopo: c'è la Corsia Risso, intitolata a un industriale morto nel 1914, «probo e munifico cittadino», con il suo medaglione e i baffi d'ordinanza.

E poi quadri dappertutto: un'Ultima Cena grande come una parete, tele del Seicento, sale con gli armadi di legno scuro.




Usciti, ci siamo voltati a guardarlo dal fondo del viale: da qui si capisce quanto è grande.

Giù al Portello
Poi giù in città, fino alla Galleria Garibaldi, e in un palazzo lì vicino, aperto per i Rolli, una loggia di colonne binate con gli affreschi fin sotto le volte.



In funicolare, fino al Righi
A mezzogiorno passato, in funicolare: la Zecca–Righi parte da Largo della Zecca e si arrampica sulla collina fino al Righi, fra le case e le gallerie. Dieci minuti e Genova è tutta sotto.

Lassù, il pranzo al Montallegro, tutti insieme. Cosa c'era in tavola sta nell'appendice, qui sotto.

Appendice
Cosa abbiamo mangiato al Montallegro, sopra la funicolare
Il Montallegro sta in cima, appena sopra l'arrivo della funicolare del Righi, con le finestre che guardano giù sulla città. Siamo arrivati in cinque, affamati dopo una mattina di gallerie.
- Farinata, la prima cosa arrivata in tavola: ceci, olio e forno a legna, i bordi bruciacchiati e il cuore morbido. Servita in teglia, tagliata con la paletta, finita in un attimo.
- Focaccia col formaggio, sottile, sul suo piedistallo di legno in mezzo al tavolo.






