Rolli Days a Genova: cinque palazzi e una focaccia

Sabato di Rolli Days. I Rolli erano le liste che dal 1576 la Repubblica di Genova teneva dei palazzi delle famiglie nobili: chi c'era scritto doveva ospitare, a turno, re, cardinali e ambasciatori in visita di Stato. Oggi sono patrimonio UNESCO, e un paio di volte l'anno aprono le porte, anche quelle che di solito restano chiuse. Noi ci siamo dati un programma — cinque palazzi in sei ore, quasi tutti su Strada Nuova, l'attuale Via Garibaldi — e l'abbiamo rispettato al minuto. Quasi tutti… per l’ultimo abbiamo come al solito macinato km.
Ore 12, Palazzo Nicolosio Lomellini
Il primo è al numero 7 di Strada Nuova, costruito fra il 1559 e il 1565 da Giovan Battista Castello. Si entra nell'atrio e in fondo al cortile c'è già la ragione per venire: il ninfeo che Domenico Parodi aggiunse nel Settecento, un arco di rocce e conchiglie con le statue che sembrano uscire dalla parete e, sopra, la balaustra del primo giardino. Al centro doveva starci Fetonte folgorato da Apollo, ma la statua era in gesso e si è lentamente consumata.


Il ninfeo è una scala travestita: collega il livello della strada ai due giardini pensili che stanno dietro il palazzo, appoggiati alla collina. Su, c'è un giardino all'italiana con le aiuole basse, i limoni e gli alberi grandi, e in fondo un'altra grotta con le sue figure mitologiche, una delle scene che Parodi distribuì fra fontane e nicchie. Tutti fiori e infiorescenze sulla tonalità del blu e azzurro, per riprendere il colore della facciata.


Lungo un lato corre una pergola lunghissima, verde e fresca; dentro, le volte delle sale sono affrescate fitte, angeli e cornici a stucco fino all'ultimo centimetro.


Pranzo da Focaccia e dintorni
Poi giù nei vicoli, fino a Via di Canneto il Curto, la strada stretta e storta che dalla zona di San Lorenzo scende verso il porto. Da Focaccia e dintorni si mangia come si deve a Genova: focaccia in mano, seduti sulle scalinate del Duomo, e poi si riparte in salita.

Ore 14.20, Palazzo Bianco (e Tursi)
Palazzo Bianco, Palazzo Rosso e Palazzo Tursi sono i tre Musei di Strada Nuova, e si girano in un unico percorso. Si entra da Palazzo Doria Tursi, il Municipio, con le bandiere sopra il portone e dentro il cortile a logge, la scalinata e le statue sui pianerottoli.


Nella pinacoteca di Palazzo Bianco abbiamo scelto tre quadri. La pala di Filippino Lippi con San Sebastiano fra San Giovanni Battista e San Francesco, e la Madonna col Bambino nella lunetta sopra; La cuoca di Pieter Aertsen, del 1559, una ragazza che infilza il pollame sullo spiedo e ci guarda dritto; e Venere e Marte di Rubens, con l'amorino che tira il mantello del dio.



Dalle finestre del palazzo si vede il giardino con la fontana e, oltre gli alberi, la facciata di Palazzo Rosso: la prossima tappa, a cinquanta metri. È la foto in cima a questo post.
Il percorso torna poi dentro Tursi, dove ci aspettavano le due cose più fotografate della giornata. La Maddalena penitente di Canova, seduta a terra con i capelli sciolti sulle spalle; e il Cannone, il violino che Guarneri del Gesù costruì nel 1743 e che Paganini lasciò alla città perché fosse «perpetuamente conservato». Sta a Tursi dal 1851, in una teca tutta sua.


Ore 15.20, Palazzo Rosso
Palazzo Rosso è la casa dei Brignole-Sale, e si capisce dal cortile: logge, colonne e, guardando in su, un rettangolo di cielo.

La sorpresa sono le mezzarie, il piccolo appartamento privato che Anton Giulio II Brignole-Sale si fece decorare dal 1705 in un mezzanino fra i due piani nobili, aperto al pubblico solo dal 2022. In fondo c'è l'alcova: il letto rosa, le pareti coperte di specchi e sopra uno stucco che imita un grande drappo fiorito che scende dal soffitto, probabilmente su disegno di Gregorio De Ferrari.

Al piano nobile ci sono le sale delle Stagioni, affrescate da Gregorio De Ferrari e Domenico Piola, con le volte così piene di figure che bisogna sdraiarsi per vederle. E in cima al palazzo, dall'ultimo piano, i tetti di ardesia di Genova e i campanili del centro storico.


Ore 16.40, Palazzo Tobia Pallavicino
Ultimo palazzo di Strada Nuova, al numero 4: lo fece costruire il marchese Tobia Pallavicino fra il 1558 e il 1561, e oggi è la sede della Camera di Commercio. Già l'atrio e lo scalone sono tutti volte a grottesche e riquadri dipinti.

Al piano nobile c'è una cappella dove le colonne, il cielo e la cupola sono dipinti, e in mezzo una Madonna col Bambino: è la copia di quella di Pierre Puget, il cui originale ora sta al Museo di Sant'Agostino.

E poi la Galleria Dorata di Lorenzo De Ferrari, finita a metà Settecento: oro, specchi, affreschi e un lungo tavolo lucido in mezzo che riflette tutto. Il rococò genovese al suo massimo. Inevitabilmente, ci siamo fotografati negli specchi.


Ore 18, Palazzo del Principe
L'ultima tappa è fuori da Strada Nuova, verso il porto: la villa di Andrea Doria, l'ammiraglio che governò Genova nel Cinquecento. La fece decorare Perin del Vaga, allievo di Raffaello, arrivato da Roma dopo il Sacco. Si entra nella Loggia degli Eroi, con le volte a stucco e sulla parete dodici antenati dei Doria vestiti da condottieri romani.

Nella Sala dei Giganti c'è il soffitto di Perin del Vaga del 1533, Giove che fulmina i giganti che hanno osato dargli l'assalto; alle pareti, gli arazzi con le storie di Alessandro Magno, tessuti a Tournai verso il 1460: in quello che abbiamo fotografato Alessandro vola in cielo su un carro tirato dai grifoni.


Nelle sale accanto c'è il ritratto del principe vecchio, con un gatto accucciato alle spalle, e la lunga Galleria Aurea, bianca e oro, con il pavimento a scacchi.


E siamo usciti al momento giusto: sul giardino con la fontana del Nettuno stava tramontando il sole, e la luce arancione prendeva la loggia, la collina e i palazzi della città alle spalle. Ultima foto tutti insieme, sulla terrazza.


La giornata sulla mappa
Cinque palazzi, quattro dei quali nel giro di trecento metri, più la focaccia in Canneto e la villa del Principe in fondo. Tocca un numero per vedere dov'eravamo.




